Siegfried Mureșan, eurodeputato romeno di lunga esperienza e vicepresidente del Partito Popolare Europeo, ha accettato l’incarico conferitogli dal presidente Nicușor Dan di formare un nuovo governo. Il liberale 44enne ha dichiarato che la Romania ha bisogno di un “governo credibile il prima possibile”, affinché cittadini e partner internazionali possano contare su prevedibilità e responsabilità.

Mureșan ha ora 10 giorni di tempo per presentare una squadra di governo e sottoporsi al voto di fiducia del Parlamento. È il terzo candidato alla carica di primo ministro dall’uscita di scena del precedente governo e parte da una posizione nettamente al di sotto dei 233 voti necessari per ottenere la fiducia. I suoi sostenitori – il Partito Nazionale Liberale (PNL | PPE), l’Unione Salvate la Romania (USR | Renew) e l’Unione Democratica dei Magiari di Romania (UDMR | PPE) – possono contare su circa 186-190 voti, anche con il sostegno dei deputati delle minoranze nazionali.

La crisi è iniziata il 5 maggio 2026, quando il Parlamento ha approvato una mozione di sfiducia contro la coalizione guidata dal primo ministro Ilie Bolojan. I Socialdemocratici, allora il principale partito della maggioranza di governo, si sono uniti all’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR | ECR), di orientamento nazionalista, per far cadere l’esecutivo a causa delle misure di austerità e dei piani per mettere sul mercato alcuni beni statali.

Da allora Bolojan ha continuato a svolgere le funzioni di primo ministro ad interim. Due precedenti candidature alla guida del governo, avanzate dal presidente, non sono riuscite a ottenere la maggioranza. Il presidente Dan ha accusato i partiti di anteporre i calcoli elettorali all’interesse nazionale e ha riconosciuto che al momento non esiste una maggioranza parlamentare definita.

Un eventuale fallimento del voto di fiducia aprirebbe la strada alla possibilità di elezioni anticipate. I recenti sondaggi mostrano i nazionalisti di George Simion in testa con circa il 40%, nettamente davanti ai Socialdemocratici e ai Liberali, nessuno dei quali supera il 20%. I partiti europeisti temono che un voto anticipato possa rafforzare ulteriormente l’AUR anziché risolvere lo stallo. La prolungata paralisi politica ha già aumentato la pressione sui fondi europei per la ripresa destinati alla Romania, sul deficit di bilancio e sul rating del Paese nella fascia investment grade.

Mureșan è una delle figure romene con i maggiori legami a Bruxelles. Nato a Hunedoara nel 1981 da padre romeno e madre di origine sassone transilvana, è bilingue in rumeno e tedesco. Ha studiato economia all’Accademia di Studi Economici di Bucarest e ha conseguito un master all’Università Humboldt di Berlino. Dopo uno stage al Bundestag e tre anni come consigliere al Parlamento tedesco, si è trasferito presso la sede del PPE a Bruxelles.

Eletto per la prima volta al Parlamento europeo nel 2014, è ora al suo terzo mandato. Ricopre il ruolo di vicepresidente del PPE ed è stato uno dei principali negoziatori sul bilancio dell’Unione e sul Dispositivo per la ripresa e la resilienza. I suoi sostenitori lo descrivono come un economista tecnocratico ed europeista, con esperienza nella gestione di fondi di grandi dimensioni; i suoi critici dell’AUR e alcuni esponenti dei Socialdemocratici lo considerano invece troppo legato a Bruxelles.

Sarà la capacità di trasformare questi legami in voti sufficienti a Bucarest a determinare se la Romania riuscirà a uscire dalla più lunga crisi di governo dell’epoca post-comunista o se andrà verso elezioni che, secondo gli attuali sondaggi, favorirebbero l’AUR.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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